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Cultura mafiosa e coscienza democratica

June 16, 2007

Le più svariate manifestazioni del crimine sembrano non impressionare più la nostra coscienza collettiva e un popolo, inerme, accetta il comune destino di sudditanza allo strapotere dell’anti-stato criminale e con tacita rassegnazione prende atto della propria condizione di popolo di vinti. Lessi i Malavoglia molto tempo fa, ed ero convinto che per noi sarebbe andata diversamente. Erano gli anni in cui Benestare, il mio paese, conosceva un periodo economicamente fortunato, la piccola politica locale aveva ben presente l’idea di stato sociale, le nostre scuole erano strumenti di proselitismo democratico, di asilo dalle tentazioni criminali. Ricordo un’oasi felice nel cuore della terra dei mammasantissima. Credevo che la nostra specificità culturale avrebbe con tempo contagiato le località limitrofe, paesi della Locride storicamente più esposti alla mafia e alla cultura mafiosa. Il seguito prova che avevo torto! Storie di emigrazione giovanile, di sfruttamento , di lupare bianche , di cementificazione selvaggia , di cattiva amministrazione della cosa pubblica, di depressione conomica. Mentre le istituzioni democratiche predicano dai loro pulpiti legalità e giustizia, sul nostro territorio le cosche ricavano profitto dalle loro attività criminali quasi indisturbate. Non è difficile intiurire quanto potere le cosche della ‘ndrangheta abbiano e quanto possano influenzare le nostre sorti. Ma il destino della nostra terra sarà comunque figlio anche delle nostre scelte. C’è da fare una distinzione, tra mafia e cultura mafiosa, quest’ultima comprende quell’universo fatto di credenze popolari e di atteggiamenti sociali che, pur non essendo classificabili nel novero degli atti da ritenere criminosi, non si pongono nè in netta opposizione alla criminalità organizzata , nè a sosegno di chi con qualsiasi mezzo la mafia combatte. L’esatto contrario di coscienza democratica. La cultura mafiosa è il consolidamento e il rafforzamento di ciò che convenzionalmente e opportunatamente è chiamato mafia. Essere antimafiosi è in modo particolare un fatto culturale, dovrebbero tenerlo presente  le nostre isituzioni e la scuola pubblica, ad essa spetta l’oneroso compito di educare i giovani al senso civico e alla convivenza democratica. Una scuola  a misura di bambino, è questo ciò che chiediamo, una scuola dove il bambino ha voglia di apprendere perchè l’insegnate ha saputo organizzare spazi e tempi di insegnamento. La lotta alla mafia deve affondare le sue radici proprio nei più piccoli, perchè solo dalla prospettiva infantile è possibile guardare a un mondo diverso. Se avremo il coraggio e la volontà di impegnarci, e di essere pungolo per le istituzioni, al fine di creare una scuola diversa e un diverso modo di fare scuola, saremo in grado di lasciare ai nostri figli strumenti culturali per ideare e costruire una Calabria, una Locride diversa…

Rosario R.